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Quaderni Tecnici
L'articolo originale si trova in questo link:
http://arcosportspigarelli.com/tecnica/latecnica.htm
Le fasi della sequenza di tiro sono:
1) Assetto o fase fisico/sensitiva
2) Fase motoria o attiva
3) Rilascio della freccia e recupero
4) La composizione del tiratore
5) Schema corporeo
1) ASSETTO 0 FASE FISICO/SENSITIVA
Il tiratore prende posto sulla linea di tiro e prende coscienza della posizione del suo corpo in rapporto al terreno (linea orizzontale) e in rapporto al bersaglio (linea verticale); il suo arco viene sistemato nello schema fisico ed interiorizzato, cioè entra a far parte del suo schema corporeo, diviene parte del tutto, non la cosa più importante.
La presa dell'arco
La sistemazione della mano sull'arco é un fattore importante del tiro. Essa può variare a seconda della morfologia di ognuno ma comunque deve essere identica per ogni freccia tirata. Il punto di pressione della mano sull'impugnatura dell'arco deve trovarsi sempre nella stessa posizione affinché l'arco reagisca sempre nello stesso modo e affinché l'uscita della freccia non venga disturbata. Si consiglia di impugnare l'arco in una posizione confortevole e naturale, affinché non si sposti durante il tiro, sia per motivi di stanchezza che di contrazione, per compensare eventuali torsioni del polso e della spalla. L'impugnatura alta in rapporto all'asse della mano può comportare più errori nel tiro, dato che il braccio dell'arco (la spalla) é anatomicamente più debole e più soggetto a variazioni dall'alto in basso.
Invece il "polso basso" ed un appoggio naturale dell'arco sulla parte carnosa interna del pollice, offrono una stabilità migliore in quanto occorre una contrazione muscolare dell'avambraccio meno forte per il mantenimento di questa posizione.
Una tecnica (dati i tempi) naturalissima
In entrambi i casi la mano deve essere sempre morbida e le dita rilassate, solo la dragona tratterrà l'arco nella sua caduta, molto tempo dopo l'uscita della freccia. Pensate sempre che l'arco deve reagire naturalmente per ottenere un buon raggruppamento. Qualsiasi perturbazione alla sua reazione modificherà il volo della freccia e quindi l'impatto sul bersaglio.
Posizione del corpo
I vostri piedi sono l'unico punto di contatto con il suolo (con l'interposizione della suola delle scarpe); la vostra stabilità dipenderà quindi dalla loro posizione. Un equilibrio in avanti darà un risultato sul bersaglio diverso da un equilibrio più spostato all'indietro. D'altra parte non siete una statua rigida, dato che a livello di ogni articolazione potete squilibrare o riequilibrare la vostra posizione; il sistema neuromuscolare permette un aggiustamento - il più spesso inconscio - della vostra posizione; il controllo della posizione é quindi necessario per ottenere un equilibrio costante del vostro centro di gravità. La mancanza di stabilità si ripercuoterà sull'efficacia del tiro. Dovete sistemare il corpo in modo naturale sui piedi e sulle gambe, prendendo ben coscienza del punto di partenza della vostra posizione, una buona fissazione del bacino consente di essere più stabili; la colonna vertebrale e gli arti superiori possono così poggiare su una base solida. Le posizioni possibili dei piedi, e di conseguenza del bacino, possono essere quella in linea con il bersaglio o quella aperta. Le variazioni tra la posizione in linea e quella aperta hanno validità soltanto se il bacino segue la rotazione, altrimenti si perde il vantaggio dovuto al migliore utilizzo dei muscoli addominali e dei dorsali bassi; la rotazione deve avvenire all'altezza del costato. Nel caso ci si trovi più comodi utilizzando una posizione in linea, è importante assumere una posizione arcuata della schiena all'altezza del bacino con una leggera contrazione dei muscoli addominali. La testa, che rappresenta una parte importante del corpo (dal punto di vista dell'asse vertebrale e dei attori sensitivi), si situerà naturalmente e solidamente su questo "edificio ben costruito". Potrete aumentare il controllo del vostro schema fisico con degli esercizi che permettano un'espansione delle sensazioni del corpo, con delle posizioni di yoga e tonificando la vostra muscolatura.
Il braccio dell'arco
La sua posizione è di grande importanza per la precisione del vostro tiro: il principio fondamentale é che "il braccio dell'arco, fa parte dell'arco".
La relazione con l'arco viene stabilita tramite il braccio dell'arco che trasmette le sensazioni alla spalla dell'arco, la quale subisce delle forze interne ed esterne molto diverse tra loro che é difficile equilibrare, se non assumendo il miglior allineamento possibile della struttura scheletrica. Se la maggior parte degli arcieri dà la colpa al rilascio della freccia, nel caso di un cattivo tiro, essi dimenticano che l'errore viene amplificato a livello della spalla dell'arco, in quanto si ha una contrazione riflessa nel braccio dell'arco.
Consigliamo di assumere una posizione naturale della spalla che sarà proporzionale alla vostra forza e alla durezza del vostro arco. L'esperienza di numerosi arcieri ci dice che sistemando la spalla in una posizione forzatamente abbassata ed in avanti, questa avrà la tendenza ad afflosciarsi in condizioni di affaticamento con conseguente minor controllo del braccio dell'arco.
Questo non deve essere eccessivamente proteso in avanti ma, una volta posizionata la spalla più in basso possibile prima dell'inizio della trazione, deve semplicemente contrastare la spinta verso il corpo della tensione dell'arco. E' più facile conservare l'equilibrio dello sforzo nella muscolatura delle spalle, se contrastiamo con il braccio dell'arco soltanto la forza dello stesso. Ci sarà un rilassamento simmetrico delle braccia e delle spalle dopo che é stata tirata la freccia. La posizione del gomito condizionerà la posizione della spalla; quando il gomito del braccio dell'arco é diretto verso il basso per aumentare la stabilità, la spalla si alzerà in modo naturale.
La posizione del gomito verso l'avanti o l'alto é migliore perché‚ é quella più naturale. Il braccio reagisce allo spostamento della corda nel momento della liberazione dell'energia immagazzinata dall'arco; c'é una reazione simmetrica delle spalle e un rilassamento dei muscoli fissatori delle scapole, l'asse vertebrale resta immobile ma possiamo constatare, simmetricamente da una parte e dall'altra, un allungamento della muscolatura.
E' importante favorire lo sviluppo e il rafforzamento del braccio d'arco affinché diventi parte integrante dell'arco e non un elemento "inerte", dato che grazie ad esso si stabilirà un legame arco -tiratore- bersaglio. Nella prima fase di apertura dell'arco, il braccio dell'arco trasmette il carico che man mano aumenta ai muscoli dorsali ed ai deltoidi; in particolare il trapezio deve essere interessato già nella fase di posizionamento della spalla. Terminata l'apertura dell'arco e raggiunto l'ancoraggio il braccio dell'arco diventa il "cercatore del giallo" cioè tiene dolcemente la mira. Se l'azione dell'arciere é fluida ed eseguita nei limiti di tempo conseguenti alla sua forza ed alla capacità tecnica, il braccio dell'arco tiene la mira senza particolari problemi; quando però, con un cattivo uso del clicker ed in condizioni di stanchezza le condizioni di esecuzione si alterano e la capacità di gestire la tecnica diminuisce, spesso l'arciere tende ad aiutarsi per uscire dal clicker, spingendo in avanti l'arco con il braccio e quindi contraendo il bicipite, il tricipite e i muscoli dell'avambraccio. Questa azione che tra l'altro é adottata con successo da molti buoni arcieri é però di difficilissima gestione e inoltre fa venire meno il principio universalmente riconosciuto di carico e lavoro simmetrico della muscolatura della schiena, in quanto la muscolatura della parte della corda continua ad aumentare la contrazione mentre quella della spalla dell'arco si muove in avanti e quindi nella direzione opposta.
Il braccio della corda
La sistemazione delle dita sulla corda deve essere precisa, sia che se ne mettano due o tre; da ciò dipenderà il modo in cui verrà scoccata la freccia e l'asse di trazione del braccio della corda la posizione delle dita sulla corda deve essere la stessa dall'inizio della trazione sino al rilascio, senza venga mai modificato l'impegno dei muscoli flessori delle dita.
L'avambraccio e il braccio devono intervenire il meno possibile sul lavoro di armamento: essi non sono che l'elemento di congiunzione tra il gancio costituito dalle vostre dita e la spalla. Questa porterà all'ancoraggio attraverso l'azione della muscolatura posteriore: grande tondo, piccolo rotondo e fasce posteriori del deltoide, e quindi attraverso i fissatori della scapola: angolare, trapezio superiore, romboide e dentato superiore; le braccia e le spalle agiranno simultaneamente per armare l'arco senza che il vostro equilibrio cambi, in rapporto all'asse vertebrale e all'orizzontale al suolo.
Articolazione della spalla della corda
La tendenza comune é quella di cercare un buon allineamento del braccio dell'arco spostando indietro il gomito e l'ancoraggio, sino a che questo non é allineato con la freccia. Questo é sbagliato, in quanto occorre agire sulla articolazione della spalla, facendola roteare il più a sinistra possibile (vedi figura). Questa rotazione, dovuta alla mobilità articolare é migliorabile con esercizi specifici quali stretching e ginnastica a corpo libero.
La maggiore mobilità articolare porterà automaticamente ad uno spostamento indietro a sinistra del gomito, con conseguente miglioramento dell'allineamento (praticamente impossibile del braccio della corda. Una grande attenzione ed impegno di lavoro deve essere dedicato a questo particolare fondamentale per l'acquisizione di una buona tecnica.
Il disegno mostra un arciere in una buona posizione di allineamento, che é ulteriormente migliorabile aumentando l'articolazione della spalla alla corda.
Lo spostamento indietro a sinistra dell'omero e conseguentemente della scapola è effettuato durante la pre-trazione
L'ancoraggio anteriore e posteriore
La vostra sistemazione finale deve raggiungere uno stato di equilibrio e di forza potenziale; l'ancoraggio anteriore é dato dalla stabilità del mirino in una zona del bersaglio che vi siete fissati e dalla materializzazione di una linea: occhio- mirino- bersaglio; l'ancoraggio posteriore che rappresenta l'altro punto di questa linea, é dato dalla posizione precisa dei vostri punti di riferimento sul viso; questa linea immaginaria che attraversa il bersaglio é una forza mentale, il binario che guiderà la vostra freccia (immaginate un fascio laser).
Ancoraggio e allineamento migliorato con la presa della corda con due sole dita Allen Rasor.
Un ancoraggio "all'americana" con la caratteristica del dito mignolo che poggia sul corpo per evitare torsioni della mano.
L'analisi e la ricostruzione di una nuova fase.
Molti tiratori trascurano questo atteggiamento mentale; é invece necessario che ogni freccia venga tirata nello stesso "stato di sensazioni".
La freccia tirata non vi riguarda più e voi siete già nella fase d'analisi e di preparazione della seguente; in particolare, in periodo di competizione, il vostro risultato buono o cattivo dipenderà dalle sensazioni che accompagneranno la collocazione della freccia sull'arco. Un buon atteggiamento " sensitivo" é dunque molto importante per eseguire correttamente la parte tecnica motoria.
Prima di dare inizio all'esecuzione del tiro (cioè prima di alzare l'arco verso il bersaglio) bisogna ricercare, a livello psichico, una sensazione di sicurezza verso quello che state per fare.
Solo quando avrete fugato remore e paure potrete iniziare con buone possibilità di successo l'azione tecnica del tiro.
2) FASE MOTORIA O ATTIVITA'
Analizzeremo qui di seguito una fase molto più breve della precedente, ma molto importante per la messa in potenza dell'arco in un modo stabile ed uguale per ogni freccia; studieremo anche la materializzazione della linea di mira con l'ancoraggio posteriore, la mira anteriore (bersaglio) ed anche quella posteriore (il punto del viso).
La messa in potenza dell'arco
Qualunque sia il modo in cui effettuerete l'armamento ci sarà rispetto all'asse verticale, a un dato momento, equilibrio e stabilità nel lavoro delle due braccia.
L'arco sarà potenzialmente caricato e resterà immobile per qualche secondo. Lo sforzo che farete sarà il risultato della forza dell'arco che svilupperete con il vostro allungo: detta forza é raffigurata graficamente dalla freccia.
Scomponiamo questa forza in due parti: una forza resistente del braccio dell'arco e una forza dinamica nel braccio della corda. Le due braccia devono trasferire il carico sui muscoli della schiena che contraendosi permettono al clicker di scattare.
Il lavoro delle braccia e delle spalle é diverso ma c'é obbligatoriamente un equilibrio tra il lavoro anteriore e posteriore, altrimenti non ci sarebbe nessuno spostamento armonico.
La linea di mira
Nel tiro con l'arco, a parità di errore di mira, l'errore sul bersaglio è meno grande se il vostro mirino é spostato in avanti (senza esagerare).
Però il mirino montato sull'arco non é che un punto e non può dunque definire una linea che é quella della vostra mira: le variazioni dei punti di pressione sul vostro arco, sull'impugnatura e sulla corda, daranno una va riazione della traiettoria della freccia, pur mantenendo una mira soddisfacente. Senza una mira da "terza dimensione" il tiratore non può essere consapevole di questa situazione e può pensare che altri fattori siano responsabili dei tiri sbagliati. Bisogna dunque che il tiratore sia sensibilizzato da questi problemi di regolarità e di stabilità del gesto. Le informazioni cinestetiche sono prioritarie per assicurare una posizione costantemente corretta del corpo, essendo nefasta al tiro qualsiasi modifica dello schema motorio.
L'allenamento permette certamente un margine d'errore meno importante della tenuta dell'arco e della posizione del corpo: in altri termini l'instabilità del mirino sul bersaglio é meno critica delle cattive posizioni dell'arco e dell'arciere. Questo potrebbe portarci a riflettere sull'importanza della mira "fisica" cioè sulla necessità di "sentire" un'azione corretta e quindi di non sottrarre attenzione a queste sensazioni con la ricerca di una poco importante mira accurata; l'ottimale é "vedere" il mirino e "pensare" a sentire il proprio corpo.
Il bersaglio
Fissatevi una zona di riuscita per ogni distanza e soprattutto non ricercate un punto troppo preciso sul bersaglio: ciò può comportare un eccesso di concentrazione sulla mira ed un blocco del gesto.
L'occhio non può vedere con precisione e contemporaneamente oggetti diversi a distanze diverse; si può mettere a fuoco o il bersaglio o il mirino, si deve evitare di mettere a fuoco tutti e due guardandoli alternativamente.
La fase di mira deve essere un momento preciso ma breve; esso non deve disturbare la sequenza del tiro, deve invece farne parte come un "elemento". La fase di mira può durare al massimo qualche secondo; in seguito la precisione dell'immagine diminuisce e dopo 12/13 secondi l'occhio é fisiologicamente incapace di percepire certe imprecisioni della mira; il rendimento migliore si situa tra sei e otto secondi: in questo lasso di tempo la concentrazione É buona e la mira migliore.
L'essenziale é avere una mira uniforme per ogni freccia; naturalmente con l'allenamento l'arciere svilupperà la sua memoria visiva e le sue capacità coordinative al punto tale che l'occhio prenderà automaticamente la mira (mira condizionata con l'automazione del gesto motorio).
3) RILASCIO DELLA FRECCIA E RECUPERO
L'allineamento e i punti di controllo messi in atto nel corso delle fasi precedenti non devono modificarsi in nessun caso durante quest'ultima fase della tecnica di tiro, né durante la partenza della freccia, né dopo.
Il rilascio della corda spingerà la freccia su un binario fino al bersaglio; né l'arco né questa linea di forza immaginaria si devono modificare; si deve raggiungere un coordinamento nelle azioni e nelle reazioni per non modificare la stabilità relativa dell'arco, del mirino, dell'arciere. Il controllo del rilascio é decisivo, l'arciere deve esercitare una trazione dolce ed omogenea nel tempo; il rilascio deve andare di pari passo con il controllo visivo, re spiratorio, corporeo e mentale. Bisogna dunque creare dei nuovi riflessi e migliorare il coordinamento tra tutti i movimenti.
L'azione coordinata tra una buona mira, una trazione costante a livello della schiena e il rilascio, può incontrare delle difficoltà superabili attraverso il dominio dei riflessi condizionati iniziali e l'acquisizione di nuovi.
Tutto ciò si ottiene con un buon allenamento e con un'attenzione costante alla tecnica.
La difficoltà di questa specialità consiste nella ripetizione esatta dello stesso gesto; il riflesso che comporta l'azione delle dita nel rilascio della corda deve essere condizionato e realizzato con la percezione di altri stimoli riflessi, come l'allineamento corretto, la buona visione del mirino, lo scatto del clicker.deve essere condizionato e realizzato con la percezione di altri stimoli riflessi, come l'allineamento corretto, la buona visione del mirino, lo scatto del clicker.
La velocità di risposta agli stimoli e la creazione di un automatismo dipendono sia dal numero delle ripetizioni sia dalla frequenza del gesto tecnico e dalla qualità dello stesso (allenamento) che dai fattori psicologici e fisiologici del tiratore preso in esame, che però possono essere migliorati o comunque tenuti al meglio del potenziale individuale con l'allenamento. La corda deve essere lasciata andare quando si ottiene l'equilibrio delle tensioni e quando la coscienza del tiratore non interviene più nel liberare la corda o nel comandare le dita; solo un coretto allenamento per mette l'acquisizione di questa automazione riflessa.
Occorre quindi:
a) ricercare la propria posizione d'allungo in equilibrio con la propria morfologia e forza;
b) creare l'automatismo esatto del gesto (per ripetizione ed autocorrezione);
c) costruire la propria immagine di rilascio (velocità di risposta agli stimoli, ideogramma motorio).
Il tempo di recupero o tempo di inattività apparente é importante nella continuità del gesto; non si deve minimizzare l'importanza della sequenza di tiro; si tratta di un lavoro mentale del tiratore, essenziale per progredire e migliorare. Il controllo dell'abilità fisica non é sufficiente per permettere la ripetizione e l'uniformità del gesto. Per raggiungere una prestazione di buon livello é necessario un notevole potere di concentrazione e questo potere si sviluppa in particolare nel tempo di recupero tra una freccia e l'altra.
In quest'ultima fase della tecnica di tiro, il lasso di tempo riservato al recupero deve essere riempito con una o due respirazioni leggere ma coscien ti ed un rilassamento generale del corpo e dello spirito.
Si deve iniziare una nuova fase di tiro con una fase di concentrazione; avremo una presa di coscienza e un accrescimento dell'attenzione su ciò che dovrete fare: vi sforzerete di estraniarvi dai fattori esterni che vi disturbano e assumerete un atteggiamento mentale positivo orientato verso un unico obiettivo: riuscire a tirare la freccia con sensazioni piacevoli di sforzo plastico.
4) LA "COMPOSIZIONE" DEL TIRATORE
Prima che un arciere possa aspirare ad un punteggio alto, dovrà aver acquisito un metodo di tiro, abitualmente chiamato "sequenza" o "composizione": questa sequenza deve tenere conto di tutte le azioni che si devono eseguire per tirare una freccia, azioni che devono succedersi secondo un ordine preciso.
Per migliorare, ad ogni freccia da tirare, questa sequenza dovrà essere seguita senza nessuna modifica.
Non possiamo certamente stabilire uno standard fisso di questa procedura, dato che a questa si dovrà sovrapporre l'abilità o la capacità dell'arciere, che personalizzerà la sua "composizione".
Perché‚ le frecce raggiungano il centro del bersaglio, é necessario aver raggiunto una tale automazione del gesto da poter realizzare la sequenza di tiro sempre nello stesso modo; dobbiamo aggiungere che l'atteggiamento mentale deve essere lo stesso per ogni freccia.
E' difficile superare l'atteggiamento mentale di sentirsi obbligati a scoccare la freccia, unicamente perché‚ la maggior parte della procedure preliminari sono state eseguite.
Più l'arciere é "bravo" più egli é capace di non eseguire quei tiri (rinunciare al tiro) che non siano conformi in ogni punto al piano ideale di esecuzione che é prefissato.
Una posizione comoda aiuta la concentrazione
La GESTUALITA' é una parte importantissima della composizione del tiratore, ai gesti che compongono il tiro occorre prestare la massima attenzione. La possibilità di "vedere" tutto quello che facciamo, é importante per creare una nostra "GESTUALITA'". Ad ogni freccia dobbiamo mettere la massima attenzione ai più piccoli dettagli dei nostri gesti ed una volta trovati quelli che ci "soddisfano" ripeterli senza cambiamenti. Siano essi gesti puramente tecnici come la presa della corda con relativo posizionamento delle dita e del TAB rispetto alla cocca, sia che si tratti di "GESTUALITA'" non prettamente tecnica come ad esempio il modo di prendere la freccia dalla faretra e metterla sull'arco. Una "GESTUALITA'" personalizzata ed anche un poco "esasperata" é estremamente importante per arrivare ad avere un ritmo di tiro costante infatti al variare del ritmo di tiro si ha immediatamente una variazione della gestualità.
Questi due aspetti del tiro si influenzano direttamente, al variare dell'uno si avrà una variazione dell'altro. Nella loro costanza e ripetizione é posto il segreto dei " grandi risultati".
5) SCHEMA CORPOREO
E' attraverso l'assimilazione dello schema vissuto in modo corretto (sensazioni cinestetiche, visive, auditive) che aumenterà la vostra efficacia. La vostra composizione non dovrà essere uno schema rigido e inintelligente ma una forma malleabile e sensibile in grado di evolversi, sempre sotto la vostra sorveglianza cosciente (destrezza specifica).
La sequenza é composta da una serie di piccole azioni, ognuna delle quali sarà destinata a preparare il terreno per l'azione seguente; ogni freccia deve essere considerata come una sequenza separata di fatti e mai collegata alle frecce già tirate o a quelle che seguiranno.
Il tiro di una freccia richiede una concentrazione totale: non si raggiunge un rendimento ottimale se la mente si disperde verso difficoltà o necessità esterne alla sequenza.
Quando la mente sarà in grado di esercitare un controllo completo si potrà ottenere in modo assolutamente uniforme la geometria della sequenza e con tempi di esecuzione molto brevi.
Qualsiasi deviazione della procedura stabilita disorganizzerà il ciclo d'esecuzione, innescando un potenziale errore.
Procederete in seguito ripetendo punto per punto la procedura stabilita cercando di ripetere attentamente ogni fase della vostra composizione.
Continuerete l'esercizio finché‚ riuscirete a passare da una fase all'altra automaticamente e senza pause: la vostra esecuzione dovrà diventare regolare e continua (nel tempo e nello spazio).
Normalmente si inizia con un numero di controlli che compongono la sequenza di almeno 6/7, per poi diminuirli a 2/3 sino ad arrivare al periodo di forma dove si ha soltanto un controllo di insieme delle sensazioni di coordinazione che costituiscono la "mira dinamica".
La vostra mente sarà totalmente assorta nell'immagine della freccia da tirare, nell'azione e nel controllo dell'esecuzione; ciò eviterà qualsiasi dispere qualsiasi pensiero perturbatore. Mentre siete impegnati nello sviluppo della sequenza di tiro, la vostra concentrazione é tale che i fenomeni esterni non vi riguardano più. Il solo elemento in grado di creare una breccia in questo lavoro può essere il fischietto dell'arbitro che dirige i tiri.
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