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Quaderni Tecnici
di Edo Ferraro
Molto spesso sui campi di tiro vengo avvicinato da arcieri disorientati che mi chiedono consigli per risolvere i loro problemi di tiro. La cosa mi mette parecchio in imbarazzo perchè, molte volte , devo rispondere che inseguono chimere, sogni di tarature mistiche, di accorgimenti ed attrezzature che facciano sempre centro, senza ricordare che, dietro l’arco c’è l’arciere. Ed è già un punto di vista duro da digerire. Mi chiedono diagnosi e correzioni di errori quando io ho abolito questa parla dal mio vocabolario arcieristico e mi sforzo di farla sparire da quello dei miei Istruttori. Provo grande rispetto e simpatia per questi amici, ma la loro grande confusione, le loro aspettative spesso destinate a non trovar risposte mi fanno pensare che molte cose richiedano un approccio diverso.
E’ sicuramente un po’ colpa di tutti noi che ci occupiamo di arcieria, quindi anche nostra, di qualche istruttore più presuntuoso che bravo, di qualche super esperto che, purtroppo, continua a scrivere, oltre tutto utilizzando fumo e schiuma da barba piuttosto che la penna, di qualche guru che ha fatto il suo tempo, ma che è bravissimo a vendere la sua immagine assieme alle sue inossidabili verità, ma anche di un ambiente che stenta a rinnovarsi. Un pizzico di umiltà, una qualche predisposizione a rimettersi in discussione di tanto in tanto. Una maggior semplicità, tutto andrebbe a beneficio di tanti arcieri e di conseguenza a beneficio di federazioni, riviste, commercianti, cioè, del mondo dell’arco. Ma tornando al nostro arciere tormentato, cercherò di chiarirmi meglio, non basta dire a uno abbassa la spalla per correggere quell’ "errore". Sennò, uno dopo che se lo è sentito dire e ripetere una decine di volte, o è stupido, o non dovrebbe più incorrere in quell’ "errore". E invece non è così. Per lo stesso motivo che sono restio a far diagnosi personalizzate e a prescrivere terapie a qualcuno che ho incontrato una volta sui campi di tiro e che, forse, non incontrerò più.
Alla Commissione Istruzione FIARC (la Federazione che si occupa del tiro di campagna) con il mio amico Vittorio Brizzi, l’astrofisico, grande arciere e tecnico al cospetto degli uomini e delle stelle, abbiamo elaborato una metodologia che chiamerò della "costruzione personale". Si basa sulla convinzione che il tiro con l’arco non sia uno stereotipo sul quale conformare l’arciere, ma che il tiro con l’arco Sia nell’arciere e, guarda caso, ogni arciere è diverso dall’altro; è un’individualità psicofisica dalla quale non si può prescindere. Ne conseguono strategie operative tanto "rivoluzionarie" da non farci considerare "errore" l’ "errore" dell’arciere, ma un suo ostacolo personale sulla strada dell’apprendimento che come tale va affrontato aiutandolo a superarlo. E’ un’ipotesi di lavoro che sta cominciando a dare i suoi frutti, cioè, sta formando con successo arcieri. Più consapevoli, meno inclini a cadere nelle trappole delle alchimie, dei santoni, delle attrezzature risolutive e roba simile. Questo è il messaggio che voglio trasmettere ai lettori di Armi e Tiro assieme alla mia ricetta magica. Affidatevi ad un istruttore serio, se potete. No fatevi condizionare da chi contribuisce, magari in buona fede, a complicarvi la vita. Diffidate da chi possiede, lui e lui solo, la conoscenza della verità.
Tarate l’arciere altrettanto bene quanto l’attrezzatura, soprattutto l’arciere. Arricchite la vostra cultura arcieristica, ci sono molte cose rimasticate in giro, ma anche parecchio di buono. Leggendo molto riuscirete presto a distinguere e potrete anche fare scoperte interessanti. Comunque pensate sempre che, probabilmente, c’è una soluzione ai vostri problemi più semplice di quanto crediate. E divertitevi.
Edo Ferraro
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